sabato 14 gennaio 2017

Il freddo vero

Il freddo vero non è quello che senti alle dita o in testa, per quello bastano guanti e cappello...
Il freddo vero non è quello che ti fa venire i brividi nonostante indossi un maglione di lana, per quello basta entrare in un bar e bere una cioccolata calda... 

Il freddo vero è quello che attanaglia l'anima, che congela il cuore. E' il gelo che sentiamo quando guardandoci dentro non troviamo più la vera sorgente di calore... l'Amore.

C'è un camino acceso che ci aspetta... dobbiamo solo tenere viva quella fiamma, alimentarla... non lasciamo che questo fuoco si spenga. Se ci crediamo davvero, se scoviamo anche solo una piccolissima luce in fondo al nostro cuore dobbiamo far si che non si spenga, che resti viva, che torni ad ardere.

Dovete crederci, dobbiamo crederci... e il rigido inverno diventerà una piacevole primavera che farà rifiorire in noi emozioni mai sopite.

Che peccato sarebbe non naufragare di nuovo in quello sguardo...

giovedì 24 settembre 2015

Tram Numero 2

Finalmente il Tram Numero 2 è partito. E' uscito da quel cassetto nel quale risiedono tutti i sogni e sta iniziando a percorrere i suoi primi chilometri. Il Tram Numero 2 fa molte fermate e ad ogni fermata chiunque può salire e scendere, a suo piacimento. Non ci sono biglietti o abbonamenti da pagare. Bisogna solo sedersi, guardare fuori dal finestrino, ascoltare il suono delle rotaie, abbandonarsi al suo movimento e lasciarsi trasportare ognuno verso il suo viaggio ideale...
Tram Numero 2 è un racconto in forma epistolare nel quale immagino che l'autore del libro, nell'intento di ripulire la soffitta, trova in un baule impolverato delle lettere. Inizia così a leggerle e decide di riordinarle, dar loro un filo logico per ricostruire le esperienze e gli stati d'animo di chi anni prima aveva scritto su quei fogli. Il libro inizia con un'introduzione che serve a spiegare al lettore il contesto narrativo e il motivo per il quale ha deciso di pubblicare quelle lettere. Le lettere, indirizzate al signor Y del quale non si conoscono né il nome né l'identità, percorrono un arco di tempo di circa sette mesi, da fine ottobre ad inizio maggio e narrano i passaggi fondamentali delle esperienze e delle sensazioni ed emozioni del loro autore immaginario. Ogni lettera racconta un luogo, uno stato d'animo, un'esperienza e tutte sono percorse con il Tram numero 2, che è il mezzo ideale e romantico dal quale l'autore delle lettere scende e sale a suo piacimento, in qualsiasi posto si trovi, lasciando alla fantasia la possibilità di immaginare nuovi viaggi, nuove avventure, nuove emozioni da narrare.
Grazie a tutte le persone che hanno viaggiato con me e che da quel tram non sono mai scese...

Tram Numero 2



Adattamento tecnico di Marco S. Zuppone ⁂ msz@msz.eu

Kindle e Kobo:

Google Play Store
Mondadori
Feltrinelli
Rizzoli
Amazon

e da oggi anche in formato cartaceo:

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ATAC: i fondi mancano ma nessuno vuole recuperarli... per quella sigaretta in più!

L'idea che il lettore si fa leggendo i titoli dei giornali romani che in questi ultimi mesi hanno trattato il problema del trasporto pubblico nella Capitale, è senza dubbio quella della mancanza di soldi o meglio, di fondi. Per questo motivo non possono essere licenziati inutili dirigenti dagli stipendi d'oro (mancano i soldi per le liquidazioni) o non possono essere mandati a rottamare tutti quei mezzi che almeno una volta a settimana ti lasciano a piedi perché fonde il motore o si rompe il sistema di apertura e chiusura porte; per questa ragione siamo costretti a viaggiare da Giugno a Settembre su vetture senza aria condizionata e, sempre per lo stesso motivo, pur pagando regolarmente (parlo per gli onesti cittadini)  il biglietto o l'abbonamento, non possiamo usufruire di un servizio pubblico che, lungi dall'avvicinarsi agli alti standard del Nord Europa, arrivi almeno a raggiungere la sufficienza sulla base di alcuni standard minimi che dovrebbero comunque essere rispettati: passaggi in tempi accettabili, autobus funzionanti, fermate complete di pensiline e possibilmente lontano da cassonetti della spazzatura (vedi #fermatapuzzolente).
Ecco tre articoli apparsi qualche tempo fa (ma ancora attuali) che rendono l'idea:


Ora... una soluzione io l'avrei trovata, ma forse, proprio perché troppo semplice non potrà mai essere presa in considerazione dai "capoccioni" al vertice delle Aziende interessate.

Nella mancanza più totale di controlli, sebbene chi dovrebbe controllare sia presente negli appositi gabbiotti, ignorare un divieto è diventata prassi. Uno di questi, molto facile da riconoscere, è il DIVIETO DI FUMO per il quale sono previste sanzioni amministrative per i trasgressori che vanno da 27,50 a 275 Euro. Non lo dico io ma la "Legge 16 gennaio 2003 n.3, Tutela della salute dei non fumatori". Assodato quindi che la Legge esiste, non si deve fare altro che rispettarla e se qualcuno trasgredisce a queste norme che appartengono al vivere civile, è un dovere per il personale preposto controllare e sanzionare. Ciò non avviene e sono sempre di più le sigarette che vengono accese sulle banchine in attesa del treno.  E' vero che l'attesa di quei 5 e a volte 8 minuti può essere snervante ma se invece di accendere la sigaretta ci si facesse una chiacchierata con il passeggero accanto, magari il tempo passerebbe prima e nessuno sarebbe costretto a subire il fumo passivo. Ma torniamo a noi. Nella sola giornata di oggi ho contato otto persone che fumavano in banchina (in tre stazioni diverse). L'operazione "recupero fondi" potrebbe partire proprio da qui, controllando e applicando le sanzioni previste per i trasgressori. Troppo facile? Chissà... Forse troppo difficile, visto che nelle ultime settimane, contando le varie sigarette accese in presenza di divieto e applicando la sanzione minima, sarebbero potuti entrare almeno 1100 euro... due o tre autobus con quei soldi si potevano riparare? Ma come ho detto prima... troppo semplice!







mercoledì 10 giugno 2015

Attualità della musica: da “Mani Pulite” a “Mafia Capitale” la nostra Roma vista da “Imperfetto”

Nell’agosto del 1994, quando il ciclone Mani Pulite stava entrando nella sua seconda fase, indebolendosi fino ad esaurirsi un paio di anni dopo, era ancora una volta la musica a parlare, a commentare a modo suo quello che stava accadendo in un’Italia destatasi di colpo con la consapevolezza che non proprio tutti i suoi politici fossero delle persone integerrime.
Ma la musica arriva sempre dove il sentimento ha bisogno di aiuto o dove, per riflettere, serve una voce amica che ci spinga a ragionare su quello che accade e che spesso ci passa davanti come se non avesse nulla  a che vedere con le nostre vite.  La musica è attualità, è la bellezza di potere registrare su nastro un messaggio che da quel momento rimarrà per sempre e potrà essere riascoltato anni dopo ed essere apprezzato come la prima volta o forse anche di più.
Nell’agosto del 1994 uscì l’Album di Renato Zero dal titolo “L’Imperfetto”. Scelta significativa in un periodo storico in cui le persone cosiddette “perfette” si erano risvegliate una mattina con più di qualche scheletro nell’armadio.  Oggi, a distanza di 21 anni, ci siamo accorti che di quei “perfetti” ce ne sono ancora troppi. Siano essi legati alle indagini di “Mani Pulite” o a quelle di “Mafia Capitale” il risultato è sempre lo stesso: corruzione! Sembrava che chissà cosa si fosse fatto dal ’92 ad oggi per dare all’Italia una politica nuova, pulita e invece se ascoltiamo con attenzione le parole di questo brano dal titolo “Aria di Pentimenti” possiamo tranquillamente affermare che sia stato scritto qualche settimana e non qualche decennio fa. Riferendosi ai corrotti afferma “Eccoli guardali, ubriachi di petrolio che annusano utopie, che spingono persino i loro figli verso il buio delle idee.”  La conclusione è un vero e proprio auspicio “noi certo, neanche noi siamo perfetti ma almeno onesto, questo si. Vi abbiamo avuti accanto, disseminati per la via, speriamo si alzi un generoso vento e che vi spazzi tutti via”.

Per concludere questo brevissimo viaggio tra le note di questo album a mio parere straordinario, e legandomi a quanto detto in precedenza, la corruzione, la mala politica, le Amministrazioni che si sono arricchite alle spalle dei cittadini non hanno mai smesso di compiere il loro sporco lavoro ed ora che l’inchiesta di “Mafia Capitale” sta fornendo ai cittadini romani molte risposte su degrado e criminalità in una città che dovrebbe invece essere portata d’esempio in tutto il mondo, ecco un’altra canzone, attualissima anch’essa,  dedicata proprio a Roma. Non è un caso che sia stata inserita in questo contesto di denuncia sociale ed invito chi legge ad ascoltarla con attenzione, poiché anche lei potrebbe essere stata benissimo scritta qualche giorno fa. Si intitola “Roma malata” e si conclude così “Un'altra Roma, più schiava che padrona, la Roma dei misteri, dei Ministeri. Brutte compagnie, traffici, angherie.  Non ti ho vista più, davvero non sei più tu.… Roma che scappi via, da questa gente tua…  non puoi morire. Roma, Roma, Roma”.  Ho voluto prendere in considerazione in questo mio post la musica, in quanto è diventato ormai un mezzo di comunicazione rapido e fruibile a tutti, dato storico in quanto rimane impresso sul nastro e voce di chi, attraverso una sensibilità particolare propria dell’artista, riesce con la sintesi dettata dallo spartito a denunciare una situazione che non può più essere tollerata e che va cambiata, perché se veramente teniamo a questa nostra città, non possiamo  stare  impassibili ed impotenti a guardare e a lasciare che sia preda di chi non la ama e di chi la sta portando a diventare “Culla dell’Inciviltà”. 

giovedì 22 gennaio 2015

Vietato Fumare?

Questa mattina sono tornato indietro di parecchi anni, diciamo fino agli anni novanta, quando ancora non vigeva il divieto di fumo nei luoghi pubblici. Allora non vi era alcun divieto è vero, ma non per questo il fumo passivo non nuoceva alla salute!
Oggi, nel mio viaggio quotidiano casa-lavoro sulla linea B della Metropolitana di Roma, sembrava fosse il giorno successivo all'abrogazione della Legge 3/2003. Alla stazione di Ponte Mammolo, alla Stazione Termini proprio sotto il cartello di divieto e poi a Piramide, ho respirato il fumo passivo di almeno una ventina di persone con la sigaretta accesa, incuranti del divieto e sopratutto del fatto che il fumo possa dar fastidio a chi sta loro vicino (ma la soluzione c'è: si spostano qualche metro più in là ed evitano di respirare il fumo degli altri!). In Italia si sa che se non ci sono controlli, decade anche il divieto! E' automatico. Se nessuno fa le multe alle automobili parcheggiate sulle strisce pedonali, vuol dire che lì si può parcheggiare; se nessun addetto alla sorveglianza delle stazioni della metropolitana dice nulla, vuol dire che si può fumare. 
Non riesco a trovare una soluzione se non quella di andare in giro con una pistola ad acqua come quelle dei bambini e prendere bene la mira per spegnere la sigaretta del fumatore accanto, ma poi cosa accadrebbe? Oltre alla litigata con la "vittima dell'agguato" si rischierebbe una denuncia per procurato allarme a causa della pistola ad acqua e per possesso illegale di arma giocattolo (di plastica trasparente colorata), per non parlare poi dell'accusa più grave di omicidio premeditato della sigaretta ormai spenta, bagnata e priva di vita. Meditate gente, il degrado e la maleducazione di una città ormai allo sbando è sempre più vicina. Chi può faccia qualcosa, lo ripeterò sempre, perché con un pò di buona volontà da parte delle Amministrazioni e di coscienza da parte di chi deve vigilare, forse si vivrebbe tutti più serenamente, rispettando le regole e rispettandoci gli uni con gli altri. Utopia? No, sogno e speranza!

venerdì 17 ottobre 2014

Roma: noi, prede dei nostri perché

Si dice che dopo aver toccato il fondo non si può che risalire. Sono ottimista di natura e voglio crederci. Il problema però non è se risaliremo ma quando.
Il nostro livello di “benessere sociale” si è notevolmente abbassato. A questo abbassamento hanno contribuito fattori esterni come smog, traffico ed inefficienze nei servizi al cittadino ma anche fattori che ci coinvolgono in prima persona tra i quali menefreghismo, inciviltà e rassegnazione.
Ci siamo assuefatti allo schifo (http://gianlucaruggeri.blogspot.it/2014/09/roma-noi-vittime-dello-schifo-quotidiano.html) ed è per questo che pur di tornare a respirare aria se non pulita almeno non male odorante, siamo disposti a far passare una risalita per una piccola passeggiata in collina.
Risaliremo dunque, ma sarebbe opportuno chiedere il meglio, puntare al massimo, riappropriarci della nostra identità di cittadini, combattere lo schifo che ci circonda e non contribuire a crearne altro.
Se parcheggio sulle strisce pedonali occupando uno scivolo per le carrozzine, creo un danno a quelle persone per le quali quello scivolo è stato pensato. Se lascio sul marciapiede un materasso usato favorisco il fenomeno dell’accattonaggio oltre che fornire un’idea malsana a quanti hanno in cantina una miriade di oggetti inutili dei quali sbarazzarsi e così via.
I primi a dover prevenire lo schifo siamo noi.
Sarebbe più opportuno che al nostro fianco avessimo persone preposte all’ordine pubblico che vigilassero su tutto ciò che non è lecito, ma poiché ho verificato in prima persona che il più delle volte siamo soli a combattere contro questi piccoli problemi quotidiani, allora cerco, per quanto mi è possibile di arginare alcuni comportamenti non consoni al bene civile. Il problema che si presenta oggi, non sarà più arginabile (e forse già non lo è più) tra dieci o venti anni. Se oggi non si risponde concretamente alle domande che seguono, il baratro sociale sarà inevitabile.

Perché lasciamo che bande di criminali portino sui marciapiedi persone mutilate o con malformazioni fisiche solo per impietosirci ed indurci così a donare qualche euro che nelle tasche degli sfruttatori diventano un ammontare enorme di denaro destinato alla criminalità? Perché nessuno si prende la briga di fermare gli sfruttatori ed evitarci queste scene pietose? Perché non vietiamo il rovistaggio nei cassonetti (forse a qualcuno fa comodo non dover portare in discarica rifiuti ingombranti…)? Perché non riflettiamo dieci secondi prima di lasciare l’automobile parcheggiata sulle strisce pedonali? Perché continuiamo a dare soldi ai bambini che nei vagoni della metropolitana fanno finta di suonare una pianola invece di stare a scuola? Perché se vige l’educazione obbligatoria dai 6 ai 16 anni, orde di bambini nomadi o comunque di provenienza Est Europea vagabondano per le stazioni o peggio ancora sono mandati a rubare nella metropolitana o sugli autobus più affollati nelle ore di punta? Perché nessuno agisce sebbene tutti sanno? Perché devo assistere al pietoso fenomeno di ragazzine con neonati in braccio che in ginocchio con voce stridula ed implorante ripetono un messaggio che recita più o meno così: “Sono ragazza di Bosnia con tre figli piccoli, vivo sotto i ponti e non ho da mangiare”. Perché non intervengono i servizi sociali? Perché ci ostiniamo a tollerare bancarelle di venditori abusivi di merce contraffatta? Perché c’è gente che acquista braccialetti tossici, occhiali con lenti in plastica che danneggiano la rètina, imitazioni di borse o portafogli che danneggiano l’economia italiana? Se ne parla al telegiornale ma non si interviene. E’ come se un poliziotto vedesse un ladro arrampicarsi su un balcone e dicesse: “Questo dei ladri è un bel problema, bisognerebbe risolverlo perché così non va bene” invece di fare tutto il possibile per arrestarlo. Troppi perché e nessuna risposta concreta. Me ne viene in mente un altro: perché si lascia ancora che tutto questo accada? 



lunedì 29 settembre 2014

Roma: noi vittime dello schifo quotidiano

L’unico modo per non vedere lo schifo che si sta impossessando di Roma, è rimanere chiusi in casa. A dire la verità un’altra soluzione ci sarebbe. Cambiare città. Se non addirittura Paese!
La prima ipotesi non è molto praticabile in quanto da un punto di vista fisico, restare chiusi in casa significherebbe un lento deperimento fisico e da un punto di vista psicologico porterebbe inevitabilmente alla depressione!
La seconda soluzione è decisamente la più romantica. Chi di noi non ha mai sognato di vivere in un’altra città o in un altro Paese, magari del Nord Europa dove, almeno per la maggioranza dei casi, tutto sembra funzionare alla perfezione? Di difficile realizzazione anche questa però, specialmente se si ha famiglia o un lavoro che non prevede trasferimenti.
Suggerimenti per altre vie di fuga?
In realtà io vorrei non fuggire.
Vorrei che con il buon senso dei cittadini e delle Forze dell’Ordine si ristabilisse quel piacere di vivere la città che oramai da troppo tempo è scomparso.
La stessa parola, Forze dell’Ordine, fa sorridere visto che di ordine ce n’è rimasto davvero poco e di forze non ne abbiamo più!
Dobbiamo però recuperarle queste forze, dobbiamo cercare di non farci sopraffare da tutto ciò che quotidianamente vediamo, lo schifo appunto!
Perché di questo si tratta.
Nel mio tragitto giornaliero da casa in ufficio devo percorrere circa cinquecento metri a piedi, prendere un autobus per una decina di fermate e scendere alla Stazione Termini per poi infilarmi nel tunnel che porta alla metropolitana, entrare nel vagone della linea A fino alla fermata Lepanto e una volta in superficie passeggiare per altri duecento metri fino a destinazione. In totale dieci chilometri con una durata media del viaggio di cinquanta minuti. A fine giornata stesso percorso a ritroso.
Nei primi cinquecento metri che separano la mia abitazione dalla fermata dell’autobus riesco a volte a contare almeno tre motivi di schifo: primo fra tutti è la presenza costante di motorini e scooter parcheggiati sul marciapiede nonostante a quell'ora della mattina, di posto per parcheggiarli come si dovrebbe ce ne sia in abbondanza. Proseguendo poi con lo schifo automobilistico, c’è sempre qualche incivile che lascia la propria automobile in sosta occupando lo scivolo per le carrozzine o per i disabili che, in attesa di trovare un punto dove il marciapiede si abbassa per potervi salire e proseguire senza rischi, si trovano costretti a transitare lungo la strada. La soluzione sarebbe semplice, esattamente come le due soluzioni proposte all'inizio di questo sfogo (si potrebbe chiamare “articolo” ma “sfogo” rende meglio). Nel tratto in cui iniziano ad esserci i negozi incontro puntualmente un signore seduto sul marciapiede con un bicchierino per racimolare qualche Euro che non finirà comunque nelle sue mani e un ragazzo di colore, sempre lo stesso, con un cappello in mano rovesciato come fosse un cestino, anche lui a cercare di “guadagnare” qualche Euro. Esiste una parola sola per questo tipo di attività: racket. Scommetto questo mio articolo, che potesse cancellarsi all'istante se non è così, che quei soldi, o almeno una gran parte di essi, non finiscono nelle mani di chi li chiede ma nelle tasche di chi li gestisce, di chi la mattina li accompagna lì e il pomeriggio torna a riprenderli, di chi accumula soldi in nero che noi elargiamo pensando che in fondo cinquanta centesimi per noi non sono nulla, di chi usa quei soldi per gestire loschi affari o peggio per finanziare un qualcosa di estremamente grande che sfugge alle ingenue menti di chi si fa muovere a compassione, ma che senza rendersene conto si rende involontario complice di una avanzata sempre più rapida di un mondo estraneo che si sta impossessando della nostra cultura e della nostra civiltà e che molto più rapidamente di quello che sembra, arriverà a colonizzare le nostro atrofizzato mondo.
Una prova di quanto detto? Una mattina mettetevi sul marciapiede o davanti ad un negozio a chiedere l’elemosina, sono sicuro (e se l’articolo non si è ancora autodistrutto vuol dire che avevo ragione e che potrei averla anche adesso) che improvvisamente arriverà un losco figuro e vi intimerà di andar via, perché quel posto è occupato! Stai a vedere che anche per elemosinare qualche soldo bisogna pagare il biglietto!
Mancano duecento metri alla fermata dell’autobus, proseguo e già mi sono passati davanti tre zingari con i loro passeggini modificati (al posto del seggiolino mettono uno scatolone di cartone) che rovistano nei cassonetti della spazzatura. Altro schifo! Di chi è la colpa se non nostra? Se noi continuiamo a lasciare per strada oggetti che fanno gola è logico che saranno oggetto di attenzione. Un ferro da stiro usato si deve portare nei punti di raccolta AMA così pure i vestiti usati devono essere messi negli appositi contenitori e così via. Mi è capitato di vedere qualche giorno fa due ragazzi di poco più di dodici anni che si introducevano dentro ad un cassonetto contenente spazzatura non riciclabile tirando fuori ogni cosa che trovavano, facendo sul marciapiede un’accurata selezione e lasciando lì per terra tutto ciò che avevano scartato. Risultato: puzza sul marciapiede, sporcizia e cassonetto rotto. Chi paga? Domanda retorica…
Finalmente arrivo alla fermata, solita decina di persone, l’attesa media è di circa dieci minuti, salgo, se riesco a sedermi apro un libro e per circa una trentina di minuti non penso allo schifo, anche se a volte anche sull'autobus la situazione non è proprio paradisiaca!
E’ arrivato il momento di scendere dall'autobus, non devo fare a spintoni perché siamo al capolinea ed attendo comodamente seduto che le persone più frettolose abbiano finito di spingersi.
La Stazione Termini, come un po’ tutte le stazioni, è un ricettacolo di bruttura, la patria dello schifo! Non mi riferisco ai poverini senza tetto che dormono l’uno vicino all'altro in qualche angolo più appartato, ma alle bande di malviventi presenti in grandissimo numero sia sul piazzale esterno che all'interno della stazione. Sempre le stesse facce, sempre gli stessi gesti, sempre le stesse ragazze (mamme?) sedute per terra con i neonati costretti a passare molte ore della giornata avvolti in un panno tra la polvere e la sporcizia, minorenni che crescono in questo modo, che percorrono avanti e indietro i vagoni della metropolitana con una pianola o una fisarmonica sgangherata invece di stare a scuola. Fenomeno preoccupante, perché con l’altissimo tasso di natalità presso le famiglie nomadi, in poco tempo saremo invasi da adolescenti che non avranno studiato e che dovranno campare di espedienti ai danni di noi, ancora una volta, ignari e dormienti cittadini! E poi sempre le stesse signore con cartelli scritti volontariamente in un improbabile italiano che illustrano la loro situazione, sempre le stesse ragazze che circondano i turisti mentre provano ad acquistare il biglietto del treno ai punti rivendita automatica come fossero addetti alle informazioni e sempre le stesse ragazzine più scaltre e veloci che tentano di borseggiare i malcapitati turisti in ressa per salire sul vagone della metropolitana. Che schifo! Chi controlla? Chi può fare qualcosa? All'interno della stazione ci sono pattuglie della Polizia, dei Carabinieri e della sorveglianza privata. Tutti sanno, tutti vedono, ma nessuno interviene. Al massimo si limitano a mandarne via qualcuno, ma dopo pochi minuti sono ancora lì e diciamoci la verità… tutti i giorni le stesse facce, tutti i giorni gli stessi sorrisi… Non sono poche le volte in cui mi è capitato di vedere queste persone chiacchierare con chi dovrebbe sorvegliare!
Accelero il passo, sono in ritardo, arrivo sulla banchina della metropolitana, ultimo trasbordo prima di giungere alla meta. Tanti i cartelli “Vietato Fumare” eppure almeno due o tre persone con la sigaretta accesa ci sono sempre. A volte ponendomi in modo cordiale sono riuscito a fargliela spegnere, altre volte l’ho segnalato agli addetti di stazione che mi hanno risposto “Lo sappiamo ma non possiamo lasciare la guardiola” oppure “Provi a dirgli di spegnerla”. In questi casi capisci come sia impossibile sconfiggere lo schifo! Se le persone che hanno in mano, o potrebbero avere, gli strumenti per combatterlo non fanno nulla per migliorare la situazione, allora ecco crescere quel senso di impotenza e di rabbia che ci porta a volte ad odiare questa città, mentre sarebbe molto più semplice viverla serenamente, amarla ed essere contenti di essere nati o cresciuti a Roma.
Io come arma ho le parole. Da sole non bastano però a cambiare le cose!

Ma se qualcuno avrà avuto la pazienza di arrivare a leggere quanto fino ad ora ho scritto (e se questo articolo non si è autodistrutto), allora vi invito a riflettere, a far caso a tutto ciò che non vi va bene, a tutte le situazioni che vi fanno storcere il naso e ad usare tutte le vostre potenzialità per contribuire quanto meno a diminuire lo schifo che ci circonda, perché se questo è il prezzo che devo pagare per vivere in quella che è riconosciuta come la più bella città del mondo, preferisco allora non pagare il biglietto e trovarmi un piccolo spazio di aria pulita in un altro sistema solare.